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Rifugio Pizzini e Rifugio Casati


Datagita: 23-07-2015
Regione: Lombardia
Partenza: Santa Caterina Valfurva località rifugio Forni
Quota di partenza: 2176 m
Quota di arrivo: 3310 m
Dislivello: 1140 m
Rifugio di appoggio: rifugio Forni, rifugio Pizzini, rifugio Casati (tutti aperti)
Difficolta: AD - Abbastanza Difficile
Esposizione salita: Non selezionata
Attrezzatura necessaria: ramponi ai "3 cannoni"
Condizioni itinerario: Buone
Valutazione generale gita: Eccellente
Commento: Finalmente scappiamo dalla torrida calura di questi giorni che ci soffoca e, almeno per un giorno, il desiderio di beneficiare un clima più fresco offerto dalle alte quote della montagna. La gita di oggi ci porta verso il Rifugio Pizzini e il Rifugio Casati nel massiccio del Gruppo Ortles-Cevedale. In auto arrivati a Santa Caterina Valfurva saliamo per il Rifugio Forni (2176 m) su strada carrabile agro-silvo-pastorale, prima, però bisogna prendere dalla macchinetta il ticket (3 € giornaliero) per il parcheggio situato nei pressi del rifugio. Alle ore 9 siamo pronti a partire e ci incamminiamo lungo la strada sterrata che porta al Rifugio Pizzini. Dopo un paio di tornanti s’incrocia il sentiero “panoramico”, una mulattiera militare che conduce alle Baite dei Forni (2389 m) e lungo la quale è possibile vedere i ruderi di vecchie fortificazioni costruite dai militari italiani durante la Prima Guerra Mondiale. Il gruppo sceglie di proseguire per la carrabile, parallela all’altro itinerario ma più breve e facile. Pessima scelta, una passeggiata tra il fumo e la polvere dei continui passaggi dei fuoristrada che trasportano gli escursionisti al Rifugio Pizzini (2706 m) in pochi minuti. Noi, naturalmente a piedi, raggiungiamo il rifugio con calma dopo un’ora e trenta minuti, dopo aver ammirato lungo il percorso della Val Cedec, prima il ghiacciaio del Forno e le sue imponenti cime, poi le altre vette appartenenti al gruppo Ortles-Cevedale, soprattutto la magnifica e dura vetta del Gran Zebrù (3859 m) che domina il rifugio. Quindici minuti di sosta e ripartiamo, imbocchiamo la strada sterrata che in una ventina di minuti raggiunge la stazione teleferica di servizio al RifugioCasati e, accidenti, anche qui il fuoristrada che transita a portare il materiale da caricare, ancora fumo e polvere. Urrà! Inizia il sentiero che con ampi tornanti sale ripido facendoci guadagnare quota. Procediamo lungo uno sperone roccioso molto faticoso, per lenire la fatica e riprendere fiato, guardiamo la Vedretta del Cedec tra le vette del Cevedale (3769 m) e il Monte Pasquale (3553 m). La ripidità del sentiero non molla fino al Passo del Cevedale oltrepassato il quale siamo al Rifugio Casati (3269 m) e a sinistra il Rifugio Guasti (3285 m), sono le 12, tre ore dopo la partenza dal parcheggio. Fuori sulla terrazza del rifugio il panorama è stupendo e grandioso, ricordo che sul sito web del Casati c’è scritto “Chi più alto sale più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna”, sono assolutamente d’accordo, in questo luogo incantato mi sembra di sognare. In tre abbiamo nello zaino i ramponi e decidiamo di andare a vedere a una ventina di minuti dal rifugio i famosi “3 cannoni” portati quassù dagli austriaci nella I Guerra Mondiale. All’inizio del ghiacciaio ci incamminiamo, tenendo la sinistra lungo la traccia evidente, verso le roccette ben visibili già dal rifugio e dove in posizione panoramica raggiungiamo uno dei tre cannoni. Piccola discussione con un gruppo di “krukki” che aveva preso possesso del cannone non permettendoci di fare la nostra foto ricordo. Con fermezza e decisone abbiamo preso noi possesso dell’obice, giusto il tempo almeno di fare qualche scatto. Visitiamo anche gli altri due cannoni, questi liberi da interferenze tedesche e ci godiamo questa spettacolare anche se pur breve variante dell’escursione. Incominciamo la discesa del ritorno e raggiungiamo il resto del gruppo che ci ha aspettato al rifugio Pizzini. Sono le 15 e il tempo meteo si sta guastando, nuvole minacciose ci avvertono che è meglio scendere al parcheggio. Basta fuoristrada, basta carrabile, meglio fare il sentiero parallelo in quota anche se leggermente più lungo. Non tutti, perché comunque qualcuno preferisce preservare le articolazioni e quindi ripercorrere la strada sterrata. Alle auto il pensiero è unanime, la gita di oggi è stata eccellente…con bella giornata serena (ecsluso dalle 15 quando siamo stati minacciati dalle nuvole)…e il clima fresco, una goduria…che si contrappone al terrore del solo pensiero di rientrare nelle nostre case dove ci aspetta la torrida calura. Hanno partecipato: Adelio, AlessandroCarlo, Carlo, Cornelio, Gigi, Lino, Luciano M., Luciano R., Luisa, Maria, Patrizia, Raffaele, Renzo, Sandro, Valeria. Continua…
Immagine 1:
Descrizione immagine: rifugio Pizzini e a sinistra il Gran Zebrù
Immagine 2:
Descrizione immagine: G.Q.P.e più...al rifugio Casati
Immagine 3:
Descrizione immagine: al primo dei "3 cannoni"
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