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Rifugio Chiavenna - Pizzo Stella


Datagita: 14-09-2014
Regione: Lombardia
Partenza: Campodolcino località Fraciscio
Quota di partenza: 1440 m
Quota di arrivo: 3163 m
Dislivello: 600 m + 1120 m
Rifugio di appoggio: Rifugio Chiavenna
Difficolta: D - Difficile
Esposizione salita: Non selezionata
Attrezzatura necessaria:
Condizioni itinerario: Buone
Valutazione generale gita: Eccellente
Commento: Il G.Q.P.e più…si sa, organizza escursioni infrasettimanali, inoltre, il “Gruppo” ha organizzato “Quater” “Pas” domenicali, per la precisione 3 domeniche e un weekend, ecco svelato uno dei significati del “e più…”. Come da Programma 2014 oggi parliamo del di più, weekend di sabato 13 e domenica 14, gita al rifugio Chiavenna e salita al Pizzo Stella. Siamo in 33, compreso il prete e vedremo il perché. A Campodolcino si gira per Fraciscio e in località Soste (1440 m) si parcheggia l’auto. La salita al rifugio non richiede particolari attenzioni, il sentiero è ben segnalato e quasi tutto a gradoni. Nel primo pomeriggio siamo tutti riuniti al Rifugio Chiavenna (2044 m), il tempo è variabile con forte vento freddo. A fianco del rifugio c’è una chiesetta dove alle ore 18 celebriamo la Santa Messa con don Giovanni Benaglia, molti lo conoscono perché è il prete che officia anche al Baitello quando necessario. La messa è stata organizzata per ricordare il nostro amico “Mariet” Mario Conti che il 27 marzo 2011 morì tragicamente qui sul Pizzo Stella. Amava immensamente la montagna e, quel giorno, lassù, la fatalità è stata più forte della passione, ha lasciato la vita terrena per quella eterna. Domani, per molti di noi, quella cima avrà un senso speciale, oltre l’eccitazione della salita in vetta, sarà un viaggio a ritroso nella memoria, alla ricerca dei ricordi più belli dell’amico scomparso. La serata prosegue con la cena in rifugio, niente di speciale al piacere del palato, ma va bene così, è un’occasione per vivere l’atmosfera di un ambiente insolito in cui ci troviamo, a duemila metri di quota, circondati dal silenzio, spezzato solo dal ritmo del vento di una montagna al crepuscolo. E prima di andare in branda a dormire col naso all’insù per l’ultima occhiata al cielo acceso di migliaia di stelle. La notte passa tranquilla nella mia camera, in altra stanza no, qualcuno è stato colto da quel rumoroso fenomeno che si presenta di notte “il russamento”, è il prezzo supplementare da pagare quando si è in 33 e le stanze solo 4. La domenica mattina, per la gioia dei nostri occhi, si presenta con un cielo sereno e pulito, resiste ancora un po’ di vento, il Pizzo Stella è lì davanti a noi che domina la valle e ci aspetta. Alle ore 7.45, dopo colazione, in 18 partiamo lungo il sentiero che aggira il lago sulla sponda sinistra, cominciamo a salire sino ad un ammasso di pietre ai piedi di una parete rocciosa. L’assenza di indicazioni ci fa seguire gli ometti più evidenti che ci fanno andare verso sinistra avvicinandoci al canalone nord del Pizzo. Mentre avanziamo, alle nostre spalle, il rifugio, le baite e il lago si fanno sempre più piccoli e la conca ci regala un paesaggio incantato. La salita sulla pietraia è tosta ma a piccoli passi, facendo attenzione sui sassi scivolosi per il ghiaccio, giungiamo fino ad individuare delle tracce di sentiero che ci conducono in ripida ascesa verso la cresta, salendo a destra del noto canalone centrale. Sempre in forte pendenza raggiungiamo un piccolo nevaio che attraversiamo senza difficoltà. Alcuni bolli e frecce in vernice ci aiutano a seguire il tracciato in un delicato traverso con passaggi su roccette. Arrivati sulla cresta abbastanza larga proseguiamo sino a raggiungere la Croce Garlaschelli, da qui ancora su sfasciumi e pietre non sempre molto stabili rende la salita un po’ più difficoltosa. Infine eccoci, dopo quattro ore dalla partenza, sull’ampio spiazzo della Croce di vetta del Pizzo Stella (3163 m). La stanchezza è visibile sui volti ma è mitigata dalla gioia indescrivibile per la meta raggiunta. Dedichiamo “Signore delle cime” all’amico Mariet e mentre cantiamo ci assale un nodo in gola, quasi si chiude per la commozione, alla fine gli occhi sono lucidi di emozione. È ora di tornare, la discesa è altrettanto lunga e faticosa, a volte più o meno difficile della salita. Per lo stesso percorso scendiamo, al nevaio anziché per la pietraia prendiamo il ripido sentiero e giù per il vallone sino a oltrepassare il piccolo ruscello e ripercorrere l’ampio cerchio fino al rifugio. Breve sosta e giù tutti per il sentiero in direzione parcheggio. È stato un weekend fantastico, pieno di significati, fatiche e gioie, commozioni e ricordi, amicizie e allegria, passioni e desideri, solo un piccolo neo: 3 ore di coda in auto! ma chi se ne frega! Io questo weekend lo rifarei! Continua…
Immagine 1:
Descrizione immagine: Rifugio Chiavenna, le baite, il lago Alpe Angeloga
Immagine 2:
Descrizione immagine: G.Q.P.e più al rifugio Chiavenna
Immagine 3:
Descrizione immagine: G. Q. P. e più...in vetta al Pizzo Stella
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